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12.

La riprovisione dopo la filosofia
Testo introduttivo di Marcello Walter Bruno

Inizio (set-up): teoria del supporto. La photo-graphia è la tecnologia che produce immagini impressionando una pellicola: l’impressione precede l’espressione. La perforazione indica una direzione, i numeri dicono che lo spazio è gestito nel tempo; ma la foto è un’arte dello spazio, della luce. Lo spazio non è né bianco né nero: è un buio che deve venire in luce, il mito della caverna, della grotta che attende l’epifania. La luce è l’eccesso della photo-graphia: ciò che deve superare la soglia della sensibilizzazione del supporto, passare oltre il limite vitreo dell’obiettivo. Il photo-gramma è il campo del gioco: il raccontano comincia da “c’era una volta” ma sempre e solo da un “hic et nuncio”, da un “Da-Sein”

Secondo atto (conflitto): ogni immagine lotta contro ogni altra immagine potenziale per diventare atto, per venire alla luce, per imporsi come s’impone tutto ciò che nasce, come s’impone l’essere contro il non essere. “Cosa vedi? Un uomo, una donna…” E poi? E poi? “Una catena, un altro uomo…” E allora cosa succede? La sovrimpressione è la metafora del sovraccarico d’informazioni: il cervello cancella le immagini, quelle del mondo e quelle di seconda mano; il cervello conserva le immagini, e non ricorda più se c’era un referente o solo un simulacro. L’abbondanza da ricchezza si trasforma in rischio: le tecnologie producono immagini in quantità superiore al bisogno di vedere, al bisogno di saper, lo sguardo s’affatica, non sa mettere a fuoco, il rullino prosegue all’infinito: la vita è un film a ventiquattro fotogrammi al secondo in piani-sequenza da sedici ore. Ma chi decide quale immagine deve vivere e quale immagine deve morire? La democrazia delle icone è il flusso; io sono un taglio nel flusso.

Fine (soluzione): il gioco dell’informazion overload è a somma zero. Nella sintesi sottrattiva, la stratificazione di tutti i colori è visibile come nero; ma nella sintesi additiva, è visibile come bianco. La somma di tutte le immagini non è un’immagine. Hitchcock diceva che al cinema muto mancava solo la parola, ma John Cage avrebbe potuto replicare che ciò che gli mancava era il silenzio. Alla photo-graphia manca il buio; ma se sviluppate il buio e lo stampate, cosa ottenete? L’eccesso di sguardo è il contrario del vedere tutto. Spegnete il televisore. Se non basta, potete chiudere gli occhi.



Fotografie realizzate in camera oscura per la mostra fotografica collettiva "L'eccesso" - Cromogenia 2000
Link
https://www.raffaellaarena.it/12-p23590

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